Postato da Delirio Il sabato, gennaio 21, 2006
Alle ore 02:23

Quello che vuoi e di cui hai bisogno non significa molto per me. Bene, questo è il mio amore. Il mio amore per te. Alzati. Ora. E dimmi che non vuoi più andartene.

In realtà non c'era nulla che potessi dire, oltre a spostare i miei ricci lungo autostrade d'aria percorribili. Su e giù, più volte. Per acconsentire. Cos'altro dire? Si, allucinante ambiguità. No, non possiamo perpetuare questo raccolto di figli illegittimi. Si, hai bisogno di certezze. No, non vogliamo certezze tra noi due in questa unione insopportabile. Cedere il passo alle lacrime, dopo aver parlato. I diamanti negli occhi e le onde increspate a baciare la forma aristocratica di quella fronte. Il pianto sul mento che hai morso così forte da disegnare la dimora d'ogni dente che la mia lingua ha accarezzato. I diamanti negli occhi sarebbero stati i miei e i suoni sarebbero nati come i più dolci amanti per i timpani della sensibilità di chiunque. Sdradica i tuoi valori, farà male ma devi. Devo perchè tu stai soffrendo? Devo perchè è un passaggio obbligato di gesti che Wagner e i FooFighters hanno scelto per noi, prima di noi? Devo per non arrivare a nulla che sia per me alterità? Perchè devo? Perchè non posso fingere di non amarti nella speranza di crederci? Perchè non posso essere incinta di quelle cellule che tanto ci siamo prodigati a diluire nel mio mestruo? Perchè adesso non è il momento in cui parlavi dell'infinito con paura, ondeggiando tra i sanpietrini d'un vicolo medievale all'alba d'un giorno votato ai Dream Theater? Perchè non sono riuscita ad innamorarmi di nuovo? Ho aperto le cosce troppo spesso in nome della paura e Lachesi ha decretato l'ora della mia punizione. PERCHè NON L'HO ABBANDONATO IN TEMPO? PERCHè NON HO DISTRUTTO I COCCI? NON HO NASCONO LA TESTA IN UN VASO SU CUI PIANGERE IN NOME DI UNA FELICITà FUTURA DA CONIUGI O AMANTI?

Perchè siamo fratelli e non lo siamo più da quando hai scelto di non giocare? Perchè non sono come te?

Voglio ricominciare ancora, voglio ricominciare ciò che è finito. Sono solo un bugiardo senza valore, solo un imbecille. Ti complicherò le cose. Fidandoti di me cadrai anche tu. Troverò un centro in te. Lo analizzeròe poi me ne andrò, farò tutto per elevarti abbastanza per buttarti giù.






  
Postato da Delirio Il lunedì, ottobre 03, 2005
Alle ore 14:09

I fotogrammi hanno pareti di contenimento. Le pareti di contenimento delle cose si chiamano contorni. Chi non ha contorni è etereo ed ha mosso l'ultimo passo del valzer triadico. Ciò che ignora è che i numeri si fermano a 3.




  
Postato da Delirio Il giovedì, settembre 29, 2005
Alle ore 13:20

Oltre lo specchio è fiorita la polvere. Sui braciali viola ed i folletti deliranti pronti a far marchette per apparire capaci di dosare gocce di perversione in un panorama romantico. La prostituzione da dark lady è un prodotto che il mercato adora. Delirio si è lasciata divorare. Mi sono lasciata divorare. dovrei redimermi?




  
Postato da Delirio Il giovedì, settembre 15, 2005
Alle ore 14:34

Se facessi calare il sipario su tutto questo che ormai è proiezione della mia nevrosi, dove le parole sono grumi palpabili nel mio mutismo da riscaldare a fuoco lento, non importerebbe a nessuno e questo si kiama vittimismo. Vittismo da cuoca provetta, da provetta vetrosa in una centrifuga spenta e questa si chiama proprietà di linguaggio signori miei, c'è chi l'accusa di barocchismo, potrebbe avere ragione ma non importa. Come non me ne fotte un cazzo di chiunque non mi ascolti. La verità sta sempre dalla paerte di specchio dove regna la logica, questo è il faro di un porto senza mare e voi siete coloro che quella puttanella della Stella Polare ha fatto smarrire.






  
Postato da Delirio Il martedì, maggio 17, 2005
Alle ore 15:03

Nuova creazione: http://ilbardietrolospecchio.splinder.it






  
Postato da Delirio Il domenica, dicembre 12, 2004
Alle ore 21:19

Passeggio Signor Pereira, non sostenga il contrario. So bene che ciò che sapientemente osserva sono balzi da bambina fra l'erbaccia verdognola, ma passeggio leggera tra questi steli pretenziosi. Non sarebbe carino reprimere richieste di vite e soli ed acqua. Si...sono pigra, sostiene il giusto, Signor Pereira. In fin dei conti, potrà perdonare la pigrizia d'un delirio spento, insomma, di una giardiniera apatica su una scacchiera in disuso. Potrei dirle che amo il fascino selvatico delle schegge di specchio sbocconcellate da riflessi ingordi, mi conceda la gentilezza d'aprezzare lo sforzo di non mentire, d'impacchettare eufemismi... Oh, Signor Pereira...le sue indagini fra le trame d'una psiche intristita cozzano contro le pretese da yoga demenziale con le quali mi faccio scudo. Descartes era un grande guru dello yoga, sa? Ci pensavo pochi minuti fa, prima che lei bussasse alla porta del mio infido talamo. Dovrei fare in modo che mia madre attenzioni quest'aspetto newage della filosofia, potrebbe rallegrarsene. Lei dice? Sono da sempre avvezza all'arte del trascurarsi, noterà ciò sfiorando la decandenza oltre lo specchio. Sa...l'amore...la giovinezza...l'autodistruzione, il finto cinismo. Potrei provare ad estorcere al Dottor Bollea (gran luminare, un vecchietto simpatico ed attempato...mi piacque quando lo incontrai) una seduta finto catartica tra i contorni d'una stanza ricolma di giochi, potrebbe riservarmi qualche sorriso divertito. Insomma, lei che è un intellettuale, riscontri analogie con la sua settimana alla clinica talassoterapeutica! Marta? La mia Marta è ancor peggio d'una giovincella che si trastulla tra stravaganze alla moda e politica, lei è interessata alla speculazione filosofica. Non capisce che è sorella d'un colpo di pistola tra le labbra.






  
Postato da Delirio Il martedì, novembre 16, 2004
Alle ore 00:09

E' un tacito solcare candori con aratri a sfera, rumoroso distruggere campi corrotti da novità lineari. Labbra di burro su morsi croccanti, vagheggiando sulla serica groppa di morbide valanghe, mi sussurravi litanie a Satana e ancora crisalide, tratteggiavo lava di carboncino sui miei fogli d'artista.

Schioccare di falangi per accenderti

crome baffute tra i solchi delle corde

Come se

potessi dormire dentro tulipani arancioni

avverto il tuo sguardo

divertito

consistenza visiva da torta al cioccolato

bacio

se le labbra

sono di zucchero

a velo

da cucirmi addosso in dolci abiti.

Lecco granelli e deglutisco.

 

Non mi piaci quando taci

sei come censura macabra

di risposte

se non ingoio

mastico

Fata            affamata

       Fata

adagiata

su zuccherate zollette

disperse in golfi di caffè

onde concentriche dirottate

tra cucchiaini e pareti di tazze

e sottili residui

per deturpare il futuro

o la mia noia di massaia costretta.






  
Postato da Delirio Il venerdì, ottobre 08, 2004
Alle ore 22:27

E' il sussurro di una nota che s'infila sotto i veli tesi d'un abito leggero quando il battello pattina sul gorgogliare dei sorsi pargini, se appoggiate un dito al vetro che lo ricopre potete ascoltare il rimbalzare dei sassi, serve a calmarsi. Potete sempre telefonare a Jeans-Pierre Jeunet e chiedere se l'uomo di vetro esegue dipinti su commissione ma vi chiederà di non pagare in monete, potrebbero cadere su un piede del pittore e farlo esplodere in miriadi di ballerine ossute travestite da schegge. A volte il susurro acquista velocità e sembra d'implorare estasi orgasmiche dove infilare le dita, quasi fossero sacchi di legumi gelidi. Allora si inizia a correre e correre e correre, scivolare sulle alterazioni di tasti neri ed i pensieri della scacchiera bussano tra le orecchie bucate, ma desideriamo solo francia e valzer leggeri e giostre di cavalli bianchi con dita puntate verso il cielo. Chiedete al vecchio mendicante cieco di mostravi il mausoleo della signora Poulan, la sua anatra di pietra si è rotta il becco la scorsa settimana e il signor Poulan ha deciso di regalare alla signorina Delirio un ghiacciolo alla fragola per lasciarla innamorare della delicatezza. Sapete, ha riepito delle ballerine rosa con cerchi concentrici viola e fucsia, pensava fossero scarpe di zucchero dove le farfalle fanno volentieri sosta, sperava si sarebbero incollate le zampe sotto il peso del loro calore e sarebbero state costrette a trascinarla via in volo, a testa in giù e la gonna capovolta per regalare il suo pallore ai bambini che corrono sotto il cielo. Magari l'avrete vista far finta di volare disegnando delle ali sulle palpebre sporche d'ombretto. E poi lei mi ha regalato un cioccolatino.






  
Postato da Delirio Il martedì, settembre 28, 2004
Alle ore 22:51

PESANTI. Palpebre pesanti. In un collage di foto precipiterà la mia anatra fosforescente arrivando impassibile oltre lo Stretto, dentro polmoni d'acciaio della penisola catatonica. E' un enorme giardino, Spoleto il suo più bel cortile. Cucimi addosso il suo freddo, usa filo di corde nere, mio bel musico.sarto dilettante. E la mia ninfa in overdose di proiettili ingurgitati osserva serafica se stessa. Questo è un monologo interiore che calza ballerine rosa.viola.fucsia in fantasia anni '60.




  
Postato da Delirio Il domenica, settembre 12, 2004
Alle ore 16:49

Definisci i contorni dell'esterno di semi piccati su carte da gioco, creando guglie saldate a cancelli da osservare in lungometraggi onirici e fantasie sguinsagliate. Che ci siano fate e bambole di pezza tra i mie sogni appesi ai verdi rami d'una villa Borghese, che ci siano ninfe distese sul giaciglio d'una lattea Paolina e Cappellai matti intenti a cingere marmoree Alici sporche di panico e stupro; una dolce fanfara sussurrerà "Assassina" dentro boccette di profumo pronte all'uso precedente sogni d'oppio e saune a misura di fate, caldi deliri da consumarsi dentro capsule morbide nel ventre di magnolie in fiore. Sarò appesa al tuo tetto: colle reclino e pelle di cera,  osserverò i conigli selvatici in apnea di passi tra deserti d'erba ed agrumi





* * *

Attraverso lo Specchio

Blogger: Delirio

Facciamo finta che il vetro sia diventato morbido come nebbia, e che possiamo passare dall'altra parte. Ecco, guarda: sta diventando una specie di brina...Andare di là sarà facilissimo...
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COSE CHE AMO

Perdermi in liquidi momenti deliranti di mix confusi musicaparole. I radiohead a decibel eccessivi nei momenti vogliosi di corpi sospesi in vuoti viskiosi e carezzevoli. Ridere leggendo Benni. L'odore di un libro nuovo. L'odore di benzina. Trovare nuovi fumetti da leggere in giorni desiderosi di disegni e storie. Vanna Vinci. Lewis Carroll.

COSE CHE ODIO

Tante e nn trovo voglia necessaria ad elencarle adesso

PENSO CHE

Che io sia incapace di scelte tali che mi consentano di scrivere parte di quello che penso.

IO DEVO

Imparare a scegliere?

FUORI DALLO SPECCHIO INCOLLO DELIRI SU

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